Checkout rotto, Magento e manutenzione: parla Mino Santoro, sviluppatore ecommerce
Puntata #36 del Podcast L’ecommerce gentile
Dietro le quinte di ogni ecommerce: iI developer
C’è una categoria di professionisti che lavora sugli ecommerce, ma che raramente si vede o si sente: parlo degli sviluppatori. Quelli che tengono in piedi la macchina e la riparano quando si rompe. E, a volte, lo fanno il venerdì pomeriggio, quando partono le promo del weekend.
Prima regola di uno sviluppatore: non fare rilasci il venerdì.
In questa puntata de L’Ecommerce Gentile ho finalmente intervistato uno sviluppatore. Ci siamo conosciuti al Meet Magento Italia, dove Mino Santoro mi ha riconosciuto dalla voce mentre chiacchieravo a tavola. (WOW, un ascoltatore del podcast!)
Mino è freelance da circa un anno, dopo quasi 13 anni in agenzia. Sviluppa su Magento, Shopify e WooCommerce. Ha l’anima da musicista (pare che tra dev sia una cosa comune). E soprattutto: comunica. Aspetto non proprio banale.

I temi della puntata
L’errore che fa perdere vendite senza che tu te ne accorga
Iniziamo l’intervista a Mino con una domanda diretta: qual è l’errore più comune negli ecommerce che impatta sulle vendite?
La sua risposta è stata netta: il checkout.
Parliamo di quei micro-problemi un po’ sottovalutati: un campo in più da compilare che scoraggia la persona a procedere, un errore JavaScript che genera un loop su certi dispositivi e browser, una piccola frizione che il team interno non nota più perché ci lavora ogni giorno.
L’utente arriva al carrello, si inceppa, e abbandona. Senza lasciare traccia, senza spiegazioni, ad eccezione di una percentuale di abbandono più alta del solito tra carrello e checkout.
Un esempio concreto portato in puntata da Mino: un progetto ereditato con un loop nel checkout su determinati dispositivi. Il cliente aveva già notato un aumento del tasso di abbandono, ma non riusciva a capirne il motivo. Era un warning JavaScript di un componente che nessuno aveva mai testato su browser diversi.
La seconda regola del developer è: testare, testare, testare.
Ne avevamo già parlato nella puntata precedente: il silenzio degli utenti è un messaggio. Se le vendite calano senza una ragione apparente, il checkout è il primo posto dove guardare.
Strumenti utili per intercettare questi problemi sono: Clarity (Microsoft) o Hotjar, servono per registrare le sessioni utente. Vedere dove le persone si bloccano è il primo passo per smettere di perdere vendite, ma anche per liberarci dai nostri bias.
Magento: quando ha senso, e quando no
Magento ha una reputazione complicata. Potente, flessibile, ma pesante, anche se, spesso, il vero motivo è che è stato usato su progetti che non lo richiedevano.
Per Mino Magento ha senso quando il progetto lo richiede davvero.
Ovvero quando si ha:
- Un catalogo complesso, con migliaia di prodotti, varianti, listini per gruppi di clienti
- Logiche di prezzo particolari
- Necessità di multistore e multilingua
- Integrazioni profonde con gestionali, sistemi di logistica, ERP
- Bisogno di controllo totale sulla logica di business fino al frontend
Tutto questo ha un costo. Non solo economico, ma di infrastruttura: Magento non può girare su un hosting condiviso da 10 euro al mese. Richiede un ambiente tecnico serio, aggiornamenti continui, patch di sicurezza, compatibilità tra moduli.
Se un progetto non ha budget per la manutenzione costante, Magento non è la scelta giusta. Shopify o WooCommerce (senza nulla togliere a nessuno dei due) permettono di essere live in poco tempo, con meno sforzo e costi di gestione più contenuti.
Il problema storico, spiega Mino, è che, in passato, Magento è stato usato su troppi progetti che non ne avevano bisogno. Risultato: tanti siti che girano ancora su versioni vecchie, con vulnerabilità note, gestiti da chi non lo conosce abbastanza. Una situazione che non fa bene né al progetto né alla reputazione della piattaforma.
(ma nemmeno ai developer, aggiungerei)
Come far crescere un ecommerce in modo sostenibile
Terza domanda: cosa dovrebbe chiedere un merchant al proprio sviluppatore per crescere nel tempo?
Mino ci elenca tre elementi fondamentali:
1. Manutenzione costante Un ecommerce non è un progetto che “si fa e poi sta lì”. È un sistema vivo, con aggiornamenti, patch di sicurezza, test periodici. Mino dedica regolarmente del tempo a navigare i siti dei suoi clienti come se fosse un normale utente, cercando anomalie che, quando hai il progetto sotto gli occhi tutti i giorni, spesso non vedi.
2. Monitoraggio tecnico, ma non solo Google Analytics. Lato tecnico significa: monitoraggio dei log, performance del server, errori sui pagamenti, tempi di risposta delle API. Se una piattaforma di pagamento inizia a rifiutare transazioni durante una promo del weekend, devi saperlo in tempo reale e non il lunedì mattina.
3. Comunicazione chiara tra developer e merchant Questo è il punto che ho trovato più prezioso dell’intera conversazione. Lo sviluppatore deve saper tradurre il tecnico in umano. Il merchant non parla la stessa lingua, e non deve farlo. Ma se ogni aggiornamento viene chiesto senza un contesto, il cliente inizia a pensare di essere trattato come un bancomat.
La fiducia si costruisce con la trasparenza. Dire “ho trovato questa vulnerabilità, devo applicare questa patch, ecco perché” è diverso da mandare una fattura ogni due settimane senza contesto.
La comunicazione non è un extra, ma è parte del suo lavoro.
Freelance vs agenzia: cosa cambia per il cliente
Un dettaglio che emerge dalla conversazione e che vale la pena sottolineare è che Mino è freelance da quasi un anno, dopo 13 anni in agenzia. Cosa cambia per chi lavora con lui?
Che non c’è filtro. Chi ha un problema parla direttamente con chi mette le mani nel codice. Maggiore responsabilità, ma anche maggiore cura e attenzione sul singolo progetto.
È un modello di lavoro che penso rappresenterà in parte il futuro dell’ecommerce, e non solo. Team diffusi, professionisti specializzati che collaborano per progetto, un approccio più agile, più umano, più vicino a chi vende online.
Ascolta la puntata
Trovi l’intervista completa a Mino Santoro su tutte le piattaforme podcast dove è distribuito L’Ecommerce Gentile.
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